Quando e perché si muore di tumore …

I tumori, la febbre, l’infiammazione, l’edema, non sono nemici da sconfiggere ma fanno parte di un processo biologico speciale di sopravvivenza sensato che risale alla notte dei tempi.

La malattia si manifesta dopo che si è risolto un trauma o si lascia andare la tensione.

L’uomo convive con centomila microbi, batteri, funghi e virus che sono suoi alleati e lavorano in simbiosi con il suo corpo; (come da studi scientifici sul microbioma umano) fanno parte del programma biologico della natura e lavorano attivandosi per aiutare a cicatrizzare, caseificare o ripulire i tessuti.

 

Mi pongo questa domanda, cosa vuol dire cellula maligna ?

se osserviamo il nostro corpo dopo anni di evoluzione, risulta difficile pensare che un sistema creato per la sopravvivenza e l’adattamento possa generare cellule che, senza motivo, improvvisamente impazziscano e comincino a girare per tutto il corpo senza un fine.

In ogni organo abbiamo diversi tipi di tessuti, quindi è necessario differenziare con precisione scientifica in quale parte c’è il problema.

In presenza di un boccone che mi rimane sullo stomaco, reale o traslato, il nostro cervello comanderà alle cellule dello stomaco che producono acido cloridrico (che non è psicologico ma biologico) di aumentare la funzione e quindi di produrre più acido per digerire il boccone stesso.

Se non basterà l’aumento di funzione, la natura ha previsto anche la crescita e l’aumento di cellule (tumore). In questa fase la nostra capacità digestiva funziona meglio.  Ma nel momento in cui la situazione (boccone)  viene digerita, ossia la persona ha potuto risolvere un problema della sua vita, queste cellule inizieranno a ridurre la loro funzione perché non servono più.

Eventuali cellule create in esubero saranno demolite attraverso un processo di caseificazione prodotto da funghi e micobatteri;   se non ci fossero abbastanza microrganismi  simbionti il tessuto provvederà ad incistare il tumore che rimarrà lì per sempre, isolato.

Tutto incomincia da un trauma emotivo che ci coglie impreparati  perché va ad attivare le nostre emozioni.

Il nostro istinto animale di sopravvivenza produce l’attivazione nell’area  cerebrale dell’organo corrispondente, che è esattamente quello che serve in quel determinato momento per rispondere allo stimolo ambientale con preciso significato di sopravvivenza per se stessi o per i propri cari.

 

Una volta riconosciuta la relazione tra il nostro stato emotivo e conseguente attivazione biologica sensata della natura, possiamo occuparci per modularla fino a conclusione, verificando anche con esami diagnostici di laboratorio il cambiamento del processo biochimico in atto.

 

Già da queste osservazioni possiamo comprendere come la paura della malattia generata da una diagnosi nefasta possa generare ulteriori processi biologici  che vanno ad aggravare quelli precedenti.

I traumi emotivi vissuti nel passato ci lasceranno più sensibili.

In situazioni simili o uguali, anche se di minore entità, si attiverà lo stesso processo biologico perché si andrà ad agganciare all’evento intenso del passato.

 

Anche un elemento ambientale presente al momento che si è verificato il primo shock emotivo (come un profumo, un cibo, un luogo ecc.),  se catturato dei nostri sensi, sarà poi associato successivamente e farà scattare le stesse reazioni mente-corpo (allergie, intolleranze).

Ecco alcuni esempi di possibili correlazioni tra emozioni e parti del corpo interessate:

Polmoni: (alveoli polmonari) paura di morire per se stessi o per persona cara;

Ossa: non essere in grado di, autosvalutazione, non sentire il proprio valore;

Reni: (tuboli collettori renali) sentirsi soli al mondo, come un profugo, pesce fuor d’acqua, non accuditi, lotta per la sopravvivenza;

Seno: (ghiandola mammaria) conflitto del nido,  paura che per qualche motivo possa saltare il proprio nido (necessità di nutrire allattando qualcuno all’interno del nido), prendersi cura;

Intestino: (cellule secernenti muco e peristalsi) contrarietà ripugnante, brutto tiro;

(mucosa assorbente) situazione che non ci nutre;

Stomaco: (piccola curvatura, epitelio di rivestimento) sottostare ingiustamente a qualcuno o a qualcosa, non ricevere qualcosa che si attendeva, buttare giù qualcosa troppo grosso, indigesto, non buono, o che non ci nutre;

Fegato: (ghiandole) mancanza del boccone per la propria sussistenza;

(dotti biliari) rancore per ingiustizia subita;

Bronchi: (epitelio di rivestimento) minaccia per il territorio;

A seguito di una primaria diagnosi di tumore in un qualsiasi organo la persona potrebbe sentire di non valere più niente, che la vita sia finita e che non può  fare più niente, questa emozione  produce una necrosi  a livello delle ossa.

Se poi la persona  dovesse tranquillizzarsi e mollare questa emozione  per qualche motivo intercorso nella sua vita o anche perché facendo la terapia si tranquillizza,  il corpo produrrà la fase infiammatoria cioè la ricostruzione dell’osso.

Se verrà fatto un controllo in questa fase, questa crescita di cellule potrebbe essere interpretata o diagnosticata come tumore alle ossa a seguito delle precedenti diagnosi.

La persona con questa etichetta rimarrà condizionata per sempre nella propria vita. Gli stessi medici difficilmente potranno non collegare quel determinato processo biologico al primo. Allora la persona potrebbe avere un altro shock emotivo e vivere la paura di morire (ossia di non respirare più)  che è collegata ai polmoni,  il che produrrebbe una moltiplicazione delle cellule alveolari per respirare meglio.

In questa fase non avrebbe sintomi,  ma nel momento in cui riuscisse a tranquillizzarsi avrebbe i sintomi della polmonite  e rifacendo i controlli potrebbe ricevere un ulteriore diagnosi di tumore al polmone.

Si comprende come la persona entri dentro ad un continuo processo recidivante di emozioni scioccanti con conseguenti attivazioni biologiche che alla lunga la vanno a sfiancare emotivamente e fisicamente considerando anche  l’utilizzo di farmaci fortemente intossicanti.

In questa sensazione di non aver via di uscita,  gradualmente si arriverebbe ad una consunzione,  fino a che poi la persona molla completamente la vita.

In effetti se consideriamo una crescita di cellule in un seno o in una prostata  di per sé  quella crescita non potrebbe causare morte perché non stiamo parlando di un organo vitale, infatti viene chirurgicamente asportato, ma il problema è legato alla paura delle metastasi.

 

Sul discorso delle metastasi ci sono ancora molti dubbi.

Come mai le cellule partono da un seno e passando attraverso la circolazione del sangue e distretti del nostro corpo, solamente dopo anni vanno a finire in un organo tanto distante ?

Se invece, grazie alla  conoscenza delle leggi biologiche osserviamo che quel determinato organo si è  attivato esattamente in corrispondenza di quella precisa emozione  che solo la persona può riconoscere, ecco che tutto diventa scientificamente comprensibile.

Non siamo più nell’ambito della statistica e dell’ipotesi.

Ulteriore prova del nove sarà il lavoro di aiuto alla persona sul piano emozionale con la corrispondente verifica di miglioramento attraverso una valutazione personale e diagnostica.

 

Questo concetto di comprensione biologica di ciò che sta accadendo non esclude il bisogno di un intervento chirurgico o farmacologico,  d’urgenza e/o di gestione dei sintomi,  ma ci porta all’interno di una nuova stanza che ci consente di agire con consapevolezza su ciò che è veramente utile fare per il nostro corpo per aiutare la natura e per tranquillizzarci emotivamente.

 

In questa nuova prospettiva non può più esistere un protocollo ma un lavoro mirato a quella singola persona, unica, con tutto il suo mondo alle spalle.

 

 

Il naturopata